Per tutte le amiche e gli amici “maturi”, l’altro giorno ho sentito il Presidente della Fondazione del Monte, Pierluigi Stefanini, usare in un discorso pubblico l’espressione “età grande”. Mi sono incuriosito, e ne ho cercato le origini.
L’espressione italiana “la grande età” può essere usata per indicare una persona anziana: la Lessicografia della Crusca in rete la propone come esempio nella definizione del termine “età”.
Ma da un po’ di tempo in Italia si usa l’espressione “l’età grande” per indicare la fase finale della vita, come un periodo difficile e sfidante, ma anche pieno di opportunità.
Risalire all’origine di questa espressione non è banale. Nel 1959 il poeta francese Saint-John Perse, nel poema “Chronique”, scrive: “Grand âge, vous mentiez: route de braise et non de cendres…”; Grande età, mentivate: strada di brace e non di cenere.
Nel dialogo con Alba Morino pubblicato su Bibliomanie nel 2007, il poeta Roberto Roversi dichiara di preferire «età grande». Ne spiega però l’origine personale nel parlare emiliano e bolognese, dove “grande” significa “vecchio”. Il valore della possibilità emerge dall’opportunità di continuare a imparare e di ritrovare un nuovo rapporto con gli altri.
Nel 2023 Gabriella Caramore pubblica il libro “L'età grande. Riflessioni sulla vecchiaia” (Garzanti, 2023). Secondo Caramore, l'espressione "età grande" è una definizione poetica e riflessiva della vecchiaia. Il concetto non deriva da una classificazione anagrafica o medico-scientifica tradizionale (come "terza età" o "senio"), ma nasce da una scelta lessicale e filosofica con precise origini:
- La consapevolezza del tempo: L'idea di "grande" non si riferisce a qualcosa di trionfale o edulcorato, ma al fatto che la vecchiaia è un'età "grande" perché è l'unica in cui si prende davvero e profondamente coscienza del tempo che resta, della sua finitezza e della vicinanza dell'orizzonte.
- Il superamento dei tabù: L'espressione nasce per ribaltare l'immaginario comune che vede la vecchiaia solo come un declino vuoto o, al contrario, come un finto prolungamento della giovinezza; viene usata per guardare a questa fase con l'attenzione, la cura e lo stupore tipici dell'infanzia.
Sempre nel 2023 viene fondata, su iniziativa di monsignor Vincenzo Paglia, la Fondazione “Età Grande ETS”.
Anche Renzo Piano, in un’intervista del 2026 sul suo libro “Tutto qui. La costruzione di una vita”, usa il termine “Età Grande”. Per Piano l'età grande non è un sinonimo edulcorato di vecchiaia, bensì una fase della vita ben definita dalle proprie regole:
- È un'età matematicamente fragile, ma al contempo straordinariamente libera e fantastica.
- Si configura come un periodo di assoluta libertà creativa, in cui scompare il superfluo e si conserva la capacità di stupirsi.
- Rappresenta il momento in cui si comprende appieno il valore del tempo e si continua a progettare. Nel suo caso, come ha dichiarato, continua a "sognare di costruire ponti".
Infine, il Documento Programmatico Previsionale 2027 della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna parla appunto di “valorizzazione e tutela dell'età grande”.
Penso sia un bel termine e vorrei che iniziassimo ad usarlo più spesso quando facciamo divulgazione scientifica e, in generale, comunicazione sui temi della terza età. È rispettoso, significativo e anche poetico, il che non guasta di questi tempi.
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