Sunday, 1 November 2026

Ma Dio ride?

 Ieri ho visto Dio ride, un film diretto da Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, che, secondo me, interpreta la parte della vita.  Bellissimo, ve lo raccomando.  È una storia ambientata in Italia nel ‘600, inventata, anche se alcuni personaggi, come il cardinale Vincenzo Maculani, sono realmente esistiti (Maculani condusse il processo per eresia a Galileo Galilei).

Mi ha emozionato e mi ha fatto pensare. Racconta di un frate francescano, Fra Leopoldo da Casamacchia, processato come eretico perché predica il vangelo in chiave comica, convinto che Dio rida con noi esseri umani. La dottrina della Chiesa Cattolica è cambiata, al punto che Jorge Mario Bergoglio, quando era già salito al soglio con il nome (non a caso) di Papa Francesco, pubblicò un libro intitolato “Dio ride. Umorismo e gioia nella fede”.

Io, da bravo scienziato, sono un agnostico, pur essendo stato cresciuto come cattolico.  Ho le mie opinioni sulle religioni del libro (ebraica, cristiana e musulmana) e sul ruolo che hanno avuto e che ancora hanno nella storia tormentata dell’Europa e del Medio Oriente. Quindi il dibattito dottrinale dei cattolici su questo tema mi interessa poco.

Ma come Fra Leopoldo crede profondamente che Dio sia gioia, anch’io penso che Dio ride con noi.  Nel senso che ogni essere umano dovrebbe seguire, a prescindere dal proprio credo religioso, come imperativo morale il dovere di favorire la gioia e combattere il dolore di tutti gli esseri viventi.

Quello che voglio dire è che gli esseri umani, come specie, mostrano sia tratti sociali, come l'empatia e la cooperazione, sia tratti antisociali, come l'aggressività e lo sfruttamento.  Ne ho scritto qualche tempo fa, a proposito della leggenda dei due lupi: un anziano sta spiegando al nipote una battaglia epica che infuria dentro ogni persona tra due lupi: uno che rappresenta rabbia, invidia, gelosia, dolore, avidità, arroganza, risentimento, menzogne, ego e paura; l'altro, gioia, pace, amore, speranza, serenità, umiltà, gentilezza, empatia, verità e compassione. "Quale lupo vince?" chiede il nipote, e l'anziano risponde: "Quello che tu nutri.”  

Lo so che il modo è cattivo e che tutto fa abbastanza schifo. Lo so che lo sviluppo non ha portato il progresso che speravamo, e stiamo vivendo un ricorso storico che l’ultima volta ci costò 60-70 milioni di morti, in un mondo in cui vivevano “solo” due miliardi di esseri umani. E so anche che, per il bene della vita, intesa come ecosostenibilità ambientale, una bella sfoltita degli oltre otto miliardi di esseri umani che vivono oggi sulla Terra sarebbe auspicabile. L’oscurità di questi pensieri, delle profonde ingiustizie sociali e della violenza ci avvolge come un mantello.

Proprio per questo scegliere la gioia deve essere un atto di fede. Con fede cieca ed assoluta, scegliere la gioia, la pace, l’amore, la speranza, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’empatia, la verità e la compassione; con uguale fede, rifiutare la rabbia, l’invidia, la gelosia, il dolore, l’avidità, l’arroganza, il risentimento, le menzogne, l’ego e la paura, anzitutto quando li vediamo formarsi in noi stessi.

Non c’è una buona ragione per ridere, ma dobbiamo lo stesso ridere, di noi, del mondo, di Dio stesso.  Come atto di fede nella nostra specie. Non possiamo far finire questi 300.000 anni, da quando il primo Homo sapiens si è affacciato al mondo, nel dolore e nell’autodistruzione.

Oggi ho trovato la fede: credo nella gioia e in un Dio che ride.




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